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Macomer - Città di Macomer

Il Marghine
Macomer
Macomer, Nuraghe santa Barbara
Betili
 Sa tuva di s.antonio abbate a Macomer

Facilmente raggiungibile da tutte le direzioni, Macomer è una ridente cittadina ubicata sul ciglio esterno dell’altopiano del Marghine da dove domina tutta la piana sottostante fino al massiccio del Gennargentu, protetta alle sue spalle dai rilievi del monte Santu Padre e del monte Manai. Posizione geografica particolare che ha influito molto e non poco sullo sviluppo e la storia di Macomer.L’odierna Macomer è l’erede storica dell’antica Makopsisa fondata dai Cartaginesi nel VI o V secolo a.C. come postazione militare per il controllo del territorio dal quale “si usciva” per inoltrarsi nella regione montuosa estranea all’influenza punica: il suo nome, Makopsisa, significa appunto “luogo dell’uscita”. I primi insediamenti umani a Macomer risalgono però a tempi più remoti, in un’epoca a cavallo fra il Paleolitico e il Neolitico, come si avvince dai ritrovamenti nei ripari sottoroccia che si affacciano lungo il corso del rio S’Adde, dove fu rinvenuta la raffigurazione più antica mai ritrovata in Sardegna della Dea Madre, una singolare statuetta in basalto conosciuta col nome di Veneretta. L’uomo continua a risiedere nel territorio macomerese anche nelle epoche successive come testimoniano le numerose domus de janas (case delle fate) i protonuraghi, i nuraghi , le tombe dei giganti, i pozzi e le fonti sacre, strade e ponti romani. Nel Medioevo la villa di Macomer diventa il capoluogo della curatoria del Marghine, divenendo anche la sede temporanea o stabile del Governatore generale dell’isola. Nel 1478 fu il teatro della definitiva sconfitta del popolo sardo da parte degli Aragonesi, passando quindi di proprietà alla Corona di Spagna. Cessato il continuo stato di guerra, il piccolo centro poté godere di un rinnovato fermento edilizio che portò alla costruzione della parrocchiale di S.Pantaleo, delle abitazioni private in stile tardo gotico con stilemi di derivazione ispanica, della chiesa di S.Croce per poi espandersi verso Nord andando a costituire il nuovo quartiere dominato dalle sette carrelas. Col passare dei secoli accanto alle attività tradizionali legate all’agricoltura e alla pastorizia, Macomer vide ben presto il proliferare di industrie casearie conosciute in tutto il mondo per la produzione del pecorino e del Fiore sardo, industrie tessili legate alla lavorazione della lana e alla produzione dell’orbace (fresi), alle quali se ne aggiunsero altre in tutto il XX secolo.

Tamara

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